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Endometriosi: sintomi, diagnosi, cura

Endometriosi: sintomi, diagnosi e una nuova cura

Dolori violenti nella zona pelvica o in altre parti del corpo, difficoltà nel concepimento non spiegabili con altra causa clinica, gravidanza dolorosa o complicata. I sintomi appena descritti, nella donna in età fertile, potrebbero essere spie della presenza della endometriosi, una patologia ancora poco nota, le cui conseguenze invalidanti sono ben note alle pazienti che ne soffrono. Si tratta di una condizione assai più diffusa di quanto si possa pensare, difficile da riconoscere e diagnosticare e per questo pressoché sconosciuta fino a pochi decenni or sono. L”impegno di numerose associazioni (come Fondazione Italiana Endometriosi, Arianne Onlus, Associazione Italiana Endometriosi, AEndo, A.P.E. Onlus) ha richiamato l’attenzione dei medici su questa malattia insidiosa, oggi oggetto di ricerca e confronto all’interno della comunità medica.

Endometriosi: che cos’è?

Dolori mestruali e endometriosiLa endometriosi è una patologia cronica, caratterizzata da presenza anomala del tessuto della mucosa interna dell’utero (endometrio) in altri organi come ovaie, peritoneo, vagina, tube, intestino. Questa malattia, assai diffusa negli ultimi anni, colpisce soprattutto pazienti tra i 30 e i 40 anni, tra il 5% e il 10% delle donne in età riproduttiva. Le cause della endometriosi sono a tutt’oggi poco conosciute, anche se i risultati di alcune ricerche hanno spinto a ipotizzare alcuni fattori di rischio come inquinamento, predisposizione genetica e mestruazioni retrograde. Sono stati formulati numerosi modelli teorici: il più accreditato fino a oggi è quello del ginecologo americano John Sampson, il primo a descrivere la malattia nel 1921, che però illustra solo alcuni tipi di endometriosi e non fornisce spiegazioni, ad esempio, per la localizzazione di tessuto endometriale ectopico – come si definisce quello presente fuori dalla sua sede naturale – in organi distanti dall’utero (polmoni, cervello). Per queste ultime una possibile descrizione, sempre restando in ambito teorico, arriva da altre tesi – metaplasica, genetica, metastatica vascolare o linfatica. Nessuna di queste è comunque accettata universalmente: le cause della endometriosi sono ancora oggetto di ricerca e confronto.

Si tratta comunque di una condizione clinica particolarmente insidiosa, che tende alla cronicizzazione, ragion per cui è importante porre una diagnosi precoce e intervenire in modo rapido. È soprattutto necessario che tanto il medico quanto il paziente sappiano riconoscere immediatamente i sintomi della endometriosi.

Endometriosi: sintomi e diagnosi

In alcuni casi la endometriosi si manifesta già alla prima mestruazione; in rari casi può colpire eccezionalmente anche nel periodo dell’infanzia, ancor prima del menarca. Non è emerso ad oggi alcun nesso causale con la gravidanza: la malattia si presenta in egual misura in donne che hanno avuto o non hanno avuto figli. Esistono tuttavia casi nei quali la gravidanza aggrava la patologia.

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Con la cronicizzazione i sintomi della endometriosi diventano più severi: il tessuto ectopico causa aderenze negli organi che ha infiltrato, li rende meno elastici e ne compromette la funzionalità. Ciò avviene soprattutto negli stadi più avanzati della malattia, laddove le aderenze che si formano, ad esempio, nelle ovaie e nelle tube di Falloppio rendono complesso o addirittura impossibile il concepimento: parte del sangue mestruale fluisce verso la cavità addominale e qui le cellule vitali della mucosa uterina possono sopravvivere, soprattutto se le difese immunitarie sono compromesse. Nei casi più gravi si possono presentare rotture delle aderenze con rischio emorragico elevato.

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Il profilo sintomatologico della endometriosi include manifestazioni varie, numerose e aspecifiche. Va anzitutto precisato che il tessuto ectopico infiltra di norma gli organi dell’area addominale, ma può attaccare anche zone più remote. Talvolta la malattia è del tutto asintomatica: in questi casi la donna scopre di essere affetta da endometriosi senza aver mai avvertito alcun disturbo, dai risultati di esami clinici specifici eseguiti, ad esempio, per la difficoltà di iniziare una gravidanza. In altre circostanze, l’endometriosi determina un quadro sintomatico caratterizzato da dolori particolarmente intensi, che possono arrivare ad essere invalidanti. I dolori aumentano in concomitanza con il ciclo mestruale, quando il sanguinamento è più abbondante perché anche il tessuto ectopico inizia a sanguinare e, impossibilitato a fuoriuscire dagli organi infiltrati come accade invece normalmente nell’utero, determina reazioni infiammatorie.

Volendo stilare un elenco dettagliato ed esaustivo non basterebbero le pagine di questo blog. Possiamo limitarci a proporre una lista dei sintomi più comuni dell’endometriosi, che comprende:

– dolore pelvico invalidante;
– dolore ovarico intermestruale;
– dolore durante o dopo l’atto sessuale;
– dolore durante l’evacuazione;
– infertilità;
– aborti spontanei;
– colite;
– affaticamento;
– sangue nelle urine;
– sanguinamento dal retto;
– menorragia;
– dismenorrea;
– metrorragia.

Una volta completata l’anamnesi, tappa fondamentale del percorso diagnostico, il medico dovrà procedere alla valutazione del dolore pelvico percepito dalla paziente: un metodo utile è la compilazione del questionario McGill (MPQ), la cui controindicazione principale è rappresentata dai requisiti di cultura e attenzione richiesti alla paziente e dai tempi piuttosto lunghi necessari per fornire risposta ai 78 indicatori del dolore di cui il test si compone. La indagine dello specialista si completa poi con un accurato esame obiettivo e prove diagnostiche come ecografia pelvica trans-vaginale, dosaggio di CA-125, clisma opaco, rettocolonscopia, urografia endovenosa, ecografia renale, cistoscopia e laparoscopia esplorativa. Il quadro che scaturisce potrà condurre un ginecologo esperto a una diagnosi certa di endometriosi.

Fa ben sperare una recente ricerca italiana, pubblicata nel 2014 sul Journal of Cellular Physiology, secondo cui si potrebbe arrivare a breve a una diagnosi precoce della endometriosi attraverso un test non invasivo, una semplice analisi del sangua in grado di rilevare variazioni della proteina Zn-alpha2-glycoprotein, i cui livelli sono più bassi nelle donne affette da endometriosi.

Endometriosi, le terapie standard

Proprio l’assenza di una sintomatologia specifica porta spesso a diagnosi errate e tardive. Secondo una statistica, la endometriosi viene diagnosticata in media sette anni dopo l’insorgere.

La medicina non dispone ancora di un approccio terapeutico in grado di guarire la endometriosi. A seconda dell’età della paziente e dalla gravità della patologia è però possibile attuare interventi mirati a contenere l’evoluzione della malattia e alleviarne i sintomi. Il primo step è sempre la correzione dello stile di vita, con un occhio attento alla cura dell’alimentazione: ridurre il consumo di carni rosse, latticini e zuccheri semplici può essere d’aiuto per contrastare l’avanzata della malattia e mitigare i sintomi.

Esistono poi diversi percorso terapeutici farmacologici, impiegati di volta in volta per la cura della endometriosi. Farmaci antinfiammatori, pillola anticoncezionale, stimolazione elettromagnetica con onde pulsate si associano alla terapia ormonale (antagonisti del GnRH per la riduzione degli estrogeni) con l’uso combinato di estroprogenici (progesterone, spirale, anello vaginale) e androgeni quali danazolo e gestrinone. Nei casi in cui la terapia farmacologica risulti inefficace, si opta per un intervento chirurgico che permette la rimozione per via laparotomica del tessuto in eccesso.

Una efficace alternativa non farmacologica per la riduzione del dolore è rappresentata dalla elettrostimolazione PEMF, una modalità terapeutica da tempo collaudata in ambito ospedaliero e ambulatoriale e oggi disponibile per uso domestico. La realizzazione di dispositivi “wearable”, piccoli e facili da indossare, permette l’applicazione locale e prolungata dei campi elettromagnetici pulsati a bassa frequenza (Pulsed ElectroMagnetic Fields, da cui l’acronimo PEMF), la cui azione rinforza la naturale attività elettrica delle cellule e favorisce così la guarigione dei tessuti colpiti dalla infiammazione.

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Endometriosi e fitoterapia, una nuova speranza dal sud-est asiatico

Phaleria MacrocarpaPotrebbe venire dall’Asia il nuovo rimedio naturale per i sintomi della endometriosi. Ad alimentare la speranza delle pazienti è la ricerca biomolecolare: un recente studio dei laboratori di Dexa Medica, una delle più grandi aziende farmaceutiche nel campo della medicina alternativa, dimostra che la Phaleria Macrocarpa può avere effetti lenitivi sui sintomi della endometriosi.

Da tempo note e conosciute, le proprietà antinfiammatorie di questa pianta originaria dell’Indonesia e della Malesia potrebbero rivelarsi una panacea per questa seria patologia dell’apparato riproduttivo femminile. Secondo i risultati dello studio in questione, pubblicato lo scorso 3 febbraio, la DLBS1442, frazione bioattiva dell’estratto dei frutti, produce un effetto inibitore dell’angiogenesi e della migrazione cellulare, oltre a regolare la ricezione degli estrogeni e del progesterone.

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